| TESTIMONIANZE Luglio 1997 Se
per le strade del mondo hai perso l'amore e la speranza trovare una mano
amica, un fratello, un padre, una madre, una compagna che sollevi con
il suo amore le tempeste della tua anima ed asciughi le tue lacrime, ...dirigi
la tua nave alla deriva, verso il Lago (si riferisce al Lago di Monte
Colombo - Rn), ...guarda le sue acque profonde, medita per un attimo con
Fede ancora più profonda delle sue acque e quando avrai trovato
la calma, volta lo sguardo e dietro di te, ci saranno ad aspettarti il
fratello perso, i tuoi genitori, la tua fidanzata, la Fede persa e la
strada raggiante che tanto cercasti nella tua scura , tormentosa e confusa,
lunga notte di ieri. Dott.
Angel Manuel V.
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Febbraio 1989 Leo
Amici, dopo il fronte, tante volte è tornato a Rimini; ci saremo
frequentati per una ventina d'anni. Mario
F.
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Marzo 1988 Conobbi
il maestro nel Novembre 1981, arrivò in Africa ed io, appena
lo vidi, pensai: "Ma è un europeo come tanti altri!". Mi venne
incontro per salutarmi e notai subito che in lui non c'era arroganza
e superiorità, ma umiltà, rispetto e nobiltà. Non
era un comune europeo! Aiutò tutti, anche finanziariamente, ma
la cosa più importante fu il suo amore, la sua comprensione,
cosa in netto contrasto con il comportamento umiliante degli europei
verso noi africani. Peter
L. M.
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Luglio 1988 Sono una ragazza di vent'anni del Kenya, della provincia costiera, distretto di Kwale vicino dove vive Peter. Attraverso Peter, il suo modo di sentire e vivere la vita, noi ci sentiamo di essere col maestro tutti i giorni. Il problema è che noi abitiamo lontani l'uno dall'altro, e normalmente ci incontriamo dal fratello Peter una volta al mese per parlare della casa che stiamo costruendo e dei progressi della missione nelle nostre diverse zone di appartenenza. È mia speranza che noi saremo più uniti quando la casa che stiamo costruendo sarà finita. Mwanatum
K. H.
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Luglio 1988 Un
giorno, dopo il lavoro, ho incontrato Peter L. Conosceva i miei problemi
perchè siamo cresciuti insieme e lavoriamo insieme. Lui mi parlò
del maestro. Da quel giorno i miei problemi cominciarono a scomparire
uno ad uno e al loro posto mi riempii d'amore, di pace mentale, di gioia
di vivere e di fiducia nella vita. Hasborn
K.
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Aprile 1989 La facoltà di medicina mi aveva già inculcato un notevole senso pratico ed una predisposizione all'analisi scientifica, quando conobbi Leo Amici. Del mio stesso corso e di altre facoltà lo conobbero in molti a Padova e ciò che mi attraeva nel personaggio era la disponibilità al colloquio, dal quale scaturivano ogni volta dibattiti interessanti sugli argomenti dei nostri studi. Ciò ci arricchiva non solo umanamente, ma anche perché apprendevo da lui notizie scientifiche che col tempo avrei potuto sperimentare. La mia sete di conoscere e sapere non si esaurì nemmeno con la laurea, proseguii con la specializzazione d'igiene preventiva, quindi decisi di frequentare la casa di Leo Amici. Scoprii così, non solo l'amorevolezza del personaggio, che mi aiutò a risolvere problemi inevitabili ad un giovane, ma anche il suo esempio di vita che per me fu determinante. Al di là del mio sincero affetto per il maestro, delle sue risposte scientifiche e dei risultati positivi che la sua figura sa ancora trasmettere, anche chi non lo ha conosciuto, resta comunque la sua opera, non solo nelle testimonianze come la mia, ma anche nelle strutture che continuano a svilupparsi e che troveranno sempre all'opera chi, come me, dal maestro ha imparato a "dare" e cerca di aiutarlo ogni giorno. Francesco
G.
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Novembre 1985 Che
storia è? Conosco gente che è dieci anni che si fa le
pere. Alcuni li incontro in piazza, altri in giro, sono cambiati, non
si bucano più, sembrano più belli, rinati, pieni di vita:
sono stati al PODERE, questa è la loro risposta. Ettore
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Novembre 1985 Mi
accorsi che in fondo non avevo stretto niente di concreto e l'unica
cosa che avevo conosciuto era la falsità. Non avevo niente da
perdere e cominciai a drogarmi; i primi spinelli, i primi "sniffi" ed
infine i primi buchi. Tutti volevano e nessuno a me dava. Marina
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Giugno 1988 Mi dissero che era un avvenimento inusuale che Leo Amici contattasse un giornalista; eppure, con me, fu diverso. Mi si sedette accanto, rispondendo,pacatamente, alle mie domande: senza enfasi, con modestia. Non certo un tipo da cattedra, che sputa sentenze. Era l'uomo semplice, che parlava di Dio, dell'amore per l'umanità, della speranza. Lui non poteva certo sapere in quali condizioni fossi, accennai al mio problema, dicendogli che, l'indomani, dovevo partire per Milano e proseguire per Lione, dove era stata fissata una visita di un ortopedico a livello internazionale. Mi guardò a lungo, con i suoi occhi a punta di spillo, con semplicità, pronunciò questa frase: "Lei è bella dentro, come è bella fuori... io penserò a lei". Ebbene andai a Lione: visita congiunta dell'ortopedico, di un chirurgo, di un radiologo. Diagnosi: "Lei non camminerà più se non si farà applicare una protesi, perché la cartilagine è corrosa". Chiesi loro se la guarigione sarebbe stata assicurata. "No, al cento per cento" - risposero. E allora ribattei, abbastanza seccata: "Professore se la metta lei la protesi..."e scoraggiata, ritornai a Rimini. A Leo Amici, lo confesso non pensai più. Il mio compito di cronista alla ricerca della verità era esaurito. Improvvisamente, col trascorrere dei mesi, mi accorsi che l'arto non mi doleva più, la febbriciattola quotidiana era scomparsa. Si, insomma, stavo riprendendo a camminare normalmente, quando, tempo addietro, per me era un'impresa scendere un solo gradino. Fu proprio manovrando per caso il registratore, che captai nuovamente la voce di Amici e quella frase: "Io penserò a lei...". Marian
U.
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Agosto 1987 Anche
io conobbi il signor Leo Amici nel 1977. All'inizio mi sembrò
una persona come le altre, poi con l'andare del tempo (passarono ancora
tre lunghi anni) incominciai ad aprire gli occhi, ho incominciato a
camminare piano piano nella strada che Leo Amici mi indicava. Mario
F.
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Maggio 1987 L'ho
conosciuto nell'ultimo mese del '54, o all'inizio del '55, non posso essere
esatta nella data. Leo Amici me lo presentò un carissimo amico
a Piazza Colonna, vicino al bar di via Antonina. Mi diede la mano dicendo:
"Signora, lei sorride, ma i suoi occhi sono tristi". Gli raccontai che
avevo avuto un bambino che appena nato era stato operato, che ancora stava
male e quindi non potevo essere molto allegra. Non so come aveva fatto
a notare questa mia tristezza interna, perché la camuffavo molto
bene. Lui continuò: "Signora non sono finiti qui i suoi guai, adesso
cosa ha?" "Ora gli hanno riscontrato l'asma". E lui: "Allora senta, facciamo
una cosa, quando viene Giugno lo porti due mesi al mare, gli dia da bere
un decotto a digiuno e la sera gli dia un succo di mela tiepido verso
le cinque e mezza, le sei". Io lo ringraziai: "Signora faccia questo,
e per l'asma lo porti adesso che è piccolo a respirare alla mattina
presto e non lo tenga fuori quando c'è il sole". Rimasi un pò
titubante ma c'era qualcosa in me che mi diceva: fai questo. Cominciai
a dargli questo decotto alla mattina, mi sembrava assurdo, ma dentro di
me c'era forza che mi spingeva a farlo. Il bambino per un periodo non
ebbe più l'asma, lo portammo al mare e non ebbe mai attacchi d'asma,
anzi era sempre in spiaggia dalla mattina presto al tramonto. Si guarì
dall'asma. Lia
C.
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